Aldilà, a Parigi
Voleva evadere, sciogliersi nel pasticcio delle vie, far perdere le tracce, sparire.
Era arrivata finalmente a Parigi, era in fuga, aveva passato il confine, forse era salva.
Non che un confine potesse fare la differenza, tuttavia il confine è un limite riconosciuto, lui era stato superato, lei ne era aldilà e da questa parte ci si sente liberi.
Natale è un periodaccio, lo dicono tutti.
Ci sono i bilanci (dolore) gli inventari (dolore) i parenti (dolore) le consegne (dolore) le spese (dolore).
Non si sa mai come e cosa fare e si ha sempre l'orribile sensazione d'aver sbagliato tutto insieme alla frustrazione dell'inutilità dei nostri sforzi .
Riuscissimo a far felice una o due persone su tutti, sarebbe un successo epocale.
Troppo amore, troppi baci, troppi abbracci, troppa ipocrisia qualche giorno prima e uno o due giorni dopo il 25.
Detestava quel periodo, lo detestava tanto quanto l'aveva amato.
Amato disperatamente, un po' da piccola fiammiferaia, incantata a guardare il Natale degli altri e ne era felice: da grande avrebbe fatto come loro.
Crescendo aveva lottato in tutti i modi per far diventare il Natale una "festa" (la prova: i film di Natale che in gran segreto continuava a vedere) ma quest'anno era troppo, aveva raggiunto il capolinea.
Non ne poteva più di rincorrere le felicità Natalizie con il corredo di luci e festeggiamenti musicali.
Nottetempo era scappata da tutto e tutti ed era giunta a Parigi trascinata dal concatenarsi di coincidenze improbabili che questa volta aveva preso al volo, quindi, senza la minima idea di cosa sarebbe accaduto di li all'ora successiva.
Faceva freddo, pensò di entrare in un caffè per qualche cosa di caldo.
Aveva trascorso quella notte di viaggio sul treno, per lo più insonne, quindi se lo meritava.
Stava per entrare quando un distinto signore, ubriaco fradicio, spalancando la porta per uscire, la prese d'un lampo sotto braccio e:
"Signorina, Signora?
Non fa nulla Signora o Signorina è uguale.
Non deve assolutamente entrare in quel postaccio.
Io non lo permetterò!
Ora attraverseremo la piazza insieme, ecco così, si andiamo.
La accompagnerò al bar del mio hotel dove sono molto più gentili che in quella taverna di Marsigliesi io le offrirò ogni cosa lei possa desiderare."
Farfugliava in modo quasi incomprensibile.
"Si vede molto bene che lei è una Signora, Signorina.
Sono un uomo di mondo io, capisco le cose appena le vedo.
Creda a me, quel luogo di carrettieri che non la merita.
Presto, andiamo, andiamo."
Vestito con cura e eleganza, si stava dirigendo a passo sostenuto verso l'hotel Ritz, aldilà di Place Vendôme e la stava trascinando con se, verso il 15.
Era indispettita.
Era molto indispettita.
Paradossale! Anche nella più incredibile delle trasgressioni quale fuggire a Natale , stava comportandosi nel più mieloso dress code Natalizio.
Mentre attraversava la strada si risolse nella convinzione che quell'uomo non poteva essere lasciato solo nel mezzo di quella piazza vuota.
Lui voleva entrare al Ritz? Benissimo, sarebbe entrata con lui.
L'avrebbe consegnato al concierge e di sicuro il personale e l'albergo tutto avrebbero saputo cosa fare.
Come arrivarono i camerieri dell'hotel si precipitò a salutarlo con deferenza stucchevole:
"Buongiorno Barone, Bentornato Barone, Desidera qualche cosa Barone,. Posso preparare il bagno della sua stanza Barone?"
Il personaggio era noto, evidentemente.
Perfetto! Il suo compito si era concluso!
Certamente, si sarebbe concluso se, in quel preciso istante, non fosse apparsa un’elegante Signora in età che si avvicinò prendendo il braccio del "Barone" per togliere il peso da lei.
"Signora, la ringrazio infinitamente."
Rivolgendosi a lei con estremo garbo:
"Mio figlio ha questa riprovevole propensione all'alcool per dimenticare ed ecco le conseguenze.
Fantin, per cortesia, accompagni il barone a letto, niente bagno per ora, ci penseremo dopo.
Ed ora a noi, permetta almeno che le offra una cosa calda, fuori fa freddo, non trova?.
Il bar è delizioso, vedrà, le piacerà moltissimo."
In questo modo venne accompagnata al bar per una lussuriosa cioccolata con panna che ripagava abbondantemente ogni vicissitudine.
Le due donne cominciarono a chiacchierare e lei raccontò la rete di coincidenze che le avevano fatte incontrare.
Anche la Baronessa si aprì gradando gli occhi infinitamente dolci e innocenti di lei.
Anche loro, madre, figlio e il domestico Fantin, erano in fuga dall'ennesima delusione d'amore del figlio che non riusciva a mettere la testa a posto e ne combinava di più di quante riuscisse a pensarne.
Passarono così un'ora o poco più, stavano per salutarsi quando giunse trafelato Fantin:
"Signora, ha telefonato il Signor Bellerian e dice che è mancato il Signor Barone improvvisamente, per un tremendo incidente. Dice di raggiungere al più presto Lione."
La Baronessa, con grande sangue freddo ordinò di preparare i bagagli e saldare il costo dell'hotel.
Rivolta a lei che aveva assistito desolata e incredula:
"Sono davvero rammaricata per questa brusca interruzione, tuttavia come ha potuto sentire, non si poteva altrimenti.
Da quel che ho capito lei non ha ancora scelto un hotel per soggiornare questi giorni, sbaglio?
Quindi la prego, in segno della mia gratitudine accetti in una delle nostre stanze, come nostra ospite s'intende, per tutto il tempo che desidererà.
Provvederò io a informare l'hotel"
Si salutarono con un sorriso e la baronessa scivolò via
aldilà del divisorio dell' Hemingway Bar.
aldilà del divisorio dell' Hemingway Bar.
BettyBlu

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